pensierifluidi

19 maggio 2011

Migrazioni

La cosa che più conta di un viaggio è non smettere di viaggiare. Non cedere alla tentazione di fermarsi è ciò che dà senso all'andare, ciò che lo rende veramente utile e veramente bello. Agli occhi di Dio, agli occhi dell'Universo, agli occhi di chi incontri nel cammino.
(Maurizio Maggiani)
 

Un nuovo viaggio, un nuovo ritorno. E non è la prima volta che ritorno in un luogo già visto.
Sto leggendo un libro di Maggiani, Il viaggiatore notturno. Parla di migrazioni. Dice: “In realtà i migratori non vanno da nessuna parte, i migratori ritornano, sempre e soltanto. Il loro andare e venire è un perpetuo ritorno”.
Sono forse anch'io una rondine, una migratrice? Più volte sono tornata in un luogo, in un tempo, in una situazione.. Perché? Per vedere se qualcosa è cambiato? Per vedere se sono cambiata io? Forse.
E qualcosa stavolta è cambiato. Se non qui, alla metà del mondo, di là, dall'altra parte dell'oceano.
E tra qualche settimana, finita questa migrazione, sarà bello ritornare.

1 marzo 2011

Decidere

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 15:20
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C'è un viaggio da pensare, organizzare, pianificare.
Ci sono mail da scrivere, telefonate da fare.
Ci sono voli da prenotare, periodi da scegliere, itinerari da valutare.
E carta bianca.
A me la prima e l'ultima parola. E l'unica, a quanto pare.
Sono stanca di prendere decisioni da sola.
Soprattutto oggi.

22 dicembre 2009

Piccolo spazio pubblicità

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 11:39
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Pubblicizzo me medesima e un webmagazine che ospiterà qualcuno dei miei raccontini nella rubrica "Mente affollata e calze smagliate", piccoli ed apparentemente insignificanti drammi quotidiani, storie consuete di noi donne che non ci sappiamo proprio stare con la testa vuota, che c'è sempre qualcosa da pensare, ricordare, capire..
La prima pubblicazione è
questa.

Buona lettura!

————–

Il treno è partito in orario, quella notte. E l’attesa è stata breve, nel viavai affollato di quella stazione di provincia, chiacchierando del più e del meno coi suoi giovani vecchi. Avrebbe preferito passare quei pochi minuti da sola, seduta sul marmo gelido della panchina, solo una sigaretta. Iniziare il viaggio così, in silenzio, riordinando un po’ i pensieri.
Ecco il treno, vado. Due baci discreti, massima manifestazione d’affetto che, ormai, condividono da anni. Stai attenta. Sì, tranquilli.
Un sorriso, il suo. Lo sguardo cupo, il padre. L’insoddisfazione agli angoli della bocca, la madre.
Preferisce non accorgersene. Preferisce non pensare a loro, non stavolta. Sceglie la leggerezza di pensieri lievi mentre si sistema al suo posto.
Nello scompartimento già pieno dormono tutti. È buio. Perfetto, pensa, mentre le luci della stazione restano indietro.
Now is the hour. La giusta colonna sonora. In pochi istanti i pensieri prendono lo stesso binario del treno, ma nella direzione opposta, verso nord. È quello che voleva. Lasciarsi accarezzare dal velluto delle note, abbattere ogni difesa, ogni piccola, insignificante consuetudine. Come quella sera. Chiude gli occhi.
Ti sta guardando.. here’s looking at you.
Si sta bene qui, in questo abbraccio. Le sussurra, cullandola lentamente in quel ballo sospeso, lì, in un sogno, come camminare nel silenzio ovattato della neve..
Non senti più freddo, vero? No.. gli sorride. Quella musica malinconica e crepuscolare, tenera ed avvolgente non vuole farle del male.
È questo il momento. Fuggono via così, per tutta la notte, fiocchi leggeri fluttuanti, e quando la brezza si placa, si addormentano, con la mano sinistra di Dio sul cuore.
 
 
La cura
Quem tivesse um amor, nesta noite de lua,
para pensar um belo pensamento
e pousá-lo no vento!
Quem tivesse um amor – longe, certo e impossível –
para se ver chorando, e gostar de chorar,
e adormecer de lágrimas e luar!
Quem tivesse um amor, e, entre o mar e as estrelas,
partisse por nuvens, dormentes e acordado,
levitando apenas, pelo amor levado…
Quem tivesse um amor, sem dúvida nem mácula,
sem antes nem depois: verdade e alegoria…
Ah! quem tivesse… (Mas, quem teve? quem teria?)
 
Lentamente, apre gli occhi. Domani è arrivato.. il treno fila veloce verso sud mentre i pensieri della notte si rincorrono lieti verso il nuovo giorno, come le grida sbarazzine dei bimbi nelle loro biciclette colorate.
Poi scende. Leggera e pronta. Si avvia con calma verso il binario della metropolitana, addentando a piccoli morsi la focaccia alle olive.
Il treno è arrivato in orario, quel mattino.
 
Musica: Charlie Haden Quartet West, Now Is The Hour, Verve Gitanes (1995)
Poesia: Cecília Meireles

 

21 settembre 2009

Tiepidi risvegli

Sol, solecito caliéntame un poquito
por hoy, por mañana por toda la semana.
El Sol tiene frío, no quiere salir,
detrás de las nubes se ha puesto a dormir.
Le llama la tierra, le llama la flor
el Sol está sordo es un dormilón.
Los pájaros piden un rajo solar,
sin esa caricia no pueden volar.
Por las calles del cielo que se deje ver
que todos los niños queremos correr.

È curioso l’effetto psicologico del sole: non è ancora apparso all’orizzonte e già mi sento rinfrancata, soltanto a pensare al calore di cui sto per godere.
È quasi l’alba e come ogni mattina esco a fare due passi e qualche fotografia, nella speranza di riprendere, almeno una volta, la cima innevata del vulcano Cayambe senza nuvole.
Il vento s’è placato e tutto all’intorno inizia a prendere il proprio colore. Le Ande sono soprattutto – e letteralmente stanno al di sopra di tutto! – un’emozione. Una presenza assoluta intorno alla quale ha preso forma la vita. Vette innevate che solo il condor può visitare ma che, a volte, dalle spianate di poja dell’altopiano, si potrebbero scambiare per montagne facili da scalare.
Dalla collina a nord scendono velocemente due folletti saltellanti nella loro uniforme escolar azzurra: Luís e Maria sono sempre i primi ad arrivare, la mattina, seguiti ad una figura avvolta in uno scialle arancione, un po’ curva sotto il peso di un altro bebè.
E mentre anche il vento inizia la sua giornata, sconsolata, torno alla mia dimora, a rinforzare il tenue calore del primo sole con quello di un buon the caldo: anche oggi il Cayambe è coperto.

28 agosto 2009

Sì, viaggiare..

Il viaggio non è l’emozione di attimi pericolosi
il viaggio è la gioia del tempo
pericolo è stare rinchiusi.

Pascal diceva che tutta l’infelicità dell’uomo proviene da una causa sola, non sapersene stare quieto in una stanza.
"Notre nature est dans le mouvement… La seule chose nous console de nos misères est le divertissment".
Io non lo so da cosa deriva la mia irrequietezza. So che il bisogno di andare mi accompagna da quando ho memoria. Uscire dalla stanza, dal pueblo.. Cercare. Conoscere. Capire.
Ma nel mio DNA ci sono anche geni sedentari. E allora diventa fondamentale anche avere la certezza di un luogo in cui togliersi le scarpe e appendere il giacchetto. Casa. Tornare. Fermarsi. Capire.
Coazione ad andare. Coazione a tornare. Come gli uccelli migratori. Ma è un circolo vizioso perchè ancora non l’ho trovato il luogo in cui fissare e sentire casa. E allora girovago, cerco.
Paese significa storia e storia significa lingua, impara la tua direzione da gente che non ti somiglia.
Sto per ripartire, e stavolta parto da sola. In un paese in cui non sono mai stata prima ma di cui conosco un po’ la lingua e la storia. Vado a vedere come si vede il mondo dalla sua metà, vado a sentire che ne pensano del mondo laggiù.
Poi, magari, se vi interessa, quando torno ve lo racconto. Perchè torno.

Il viaggiatore viaggia solo
e non lo fa per tornare contento
lui viaggia perchè di mestiere ha scelto il mestiere di vento.

7 agosto 2009

affinità

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 15:28
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.. ieri è passata a trovarmi Sara, una ragazza conosciuta l'anno scorso.. Per qualche tempo siamo state legate dall'illusione di partire insieme per il Cile, poi è partito qualcun altro. 
Sara è appena tornata dallo Sri Lanka; è stata lì sei mesi a lavorare in un progetto di sensibilizzazione e formazione sulla disabilità e sull'inserimento e l'accettazione dei disabili nella loro stessa comunità. Nel suo sguardo brillano ancora i volti e le voci delle storie che mi ha raccontato.. è tornata da una settimana e già non ne può più di Trento. Sta cercando una stanza per lasciare casa dei suoi e scendere a vivere in città.. forse viene a stare da me.. o forse lascia definitivamente il suo lavoro in casa di riposo e riparte per un altro angolo di mondo.. per qualche mese, un anno, o più. E' inquieta, non trova pace. Quando è "lontana" è felice, sta bene.. ma si rende conto che quello di cooperante non può essere il suo futuro, che sta cercando una sorta di stabilità e non riesce a trovarla.. nè qui nè laggiù.
Sembra la mia storia.. ed io ancora devo partire! E chissà se mi riuscirà di farla davvero un'esperienza prolungata al Sud.. L'ho sempre vista come una seconda possibilità che mi merito.. un modo per costruirmi una  nuova professionalità, uscire dal circolo devastante di lavoratrice-dipendente-
hasta-la-muerte-perchè-il-posso-fisso-è-fondamentale.. Anch'io sono fondamentalmente inquieta. E sto ferma da troppo tempo. Ma questa è un'altra storia.

Con Sara s'è chiacchierato di Sri Lanka e di Ecuador.. lei lo conosce bene, ha lavorato pure lì, per un anno.. ed io, pian piano, inizio a partire per il prossimo viaggio..
Ieri notte splendeva una luna talmente piena che sembrava volesse scoppiare. Chissà se l'hanno vista così anche dall'altra parte del mondo..
 

25 giugno 2009

.. che poi senti come suona bene “partire”..

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 11:04
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Si stava ragionando su dove arrivare
l’orizzonte sembrava come sempre una grande occasione per partire
che poi senti come suona bene "partire"
tutto il resto poteva sparire o quantomeno spostarsi per lasciarli passare..

.. ed ogni volta che preparo lo zaino, mi torna in mente una conversazione di un po’ di tempo fa.. se non riconrdo male è andata più o meno così:
Fran: domani parto..
Mr.G.: parti?!?
Fran: parto per V.
Mr.G.: parti per V.?????
Fran: sì
Mr.G.: oh! ma non vale!
Fran: eh
Mr.G.: parti proprio che parti? Del tipo che a un certo punto non sarai più in Italia?
Fran: Ma domenica pomeriggio sarò di nuovo in Italia, giuro! E ti assicuro che sarò sempre e comunque reperibile! .. Mica vado dall’altra parte dell’oceano, stavolta!
Mr.G.: ma come! Non osare essere reperibile fino a domenica! Sarebbe un grave delitto da parte tua
Fran: …
Mr.G.: Se parti, allora parti. Se non parti, allora sei reperibile. Sono inconciliabili le due cose.

Allora ero d’accordo solo in parte. Mi stuzzicava l’idea che qualcuno potesse raggiungermi anche mentre stavo fuori, avesse voglia di sentirmi, sentisse la mia mancanza, cose così.
Ora, invece, sono decisamente d’accordo.
Parto. Sparisco per qualche giorno. Senza telefono, senza internet, senza le solite reti sociali. Vado a scrollarmi la lebbra della mediocrità quotidiana che si accumula durante l’anno. Vado a ripulire i pori, riossigenare il cervello, far lucidare gli occhi. Per poter poi respirare meglio, ragionare meglio, vedere meglio.
Me ne vado su un’isola.. ci saranno il sole, il mare, il profumo dei cedri, l’olio d’oliva, resti di antiche civiltà. Strade da camminare e gente da incontrare. Storie da ascoltare e immagini da fissare.
Matilda è pronta a fare un nuovo giro di valzer. Domani si parte.
Voi, che non volete seguirmi, se volete, restate ad aspettarmi. Magari torno.
Io, seguirò il filo dell’augurio che m’ha fatto Arianna: “Vai, divertiti, goditela e fa’ del bene.”.

.. tutto intorno un principio d’estate
e un bel vento a favore per non rallentare..

19 agosto 2008

… ma l’Avana, l’Avana… [1]

Filed under: 2008 - Cuba,pensierifluidi — franpiedifreddi @ 21:59
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24 luglio 2008

Viaggi nel mondo [2]

Filed under: 2008 - Cuba,pensierifluidi — franpiedifreddi @ 09:46
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… si stava ragionando su dove arrivare
l’orizzonte sembrava come sempre una grande occasione per partire
che poi senti come suona bene
partire
tutto il resto poteva sparire o quantomeno spostarsi per lasciarmi passare..

Ci siamo.
Penultimo giorno lavorativo e poi si decolla in vacanza.
Una gran bella vacanza, sulla carta. Meritata, per molti motivi, per molti sacrifici, per molti treni persi e vagamenti raccontati qua, qua e qua. Transoceanica, perchè il vecchio continente è casa mia ma, per certi versi, appunto, è vecchio. E stanco. E stanca. E poi perchè vacanza, per me, vuol dire principalmente due cose: distanza geografica oppure luogo perlopiù toccato dal mare, tipo isola. Quest’anno unirò le due peculiarità.
Perciò, miei cari aficionados, vi saluto, vi auguro buon proseguimento di estate e vi prometto dei gustosi racconti di viaggio al mio rientro, tra qualche settimana.
Nel frattempo, per ingannare l’attesa, bevetevi un mojito!

24 giugno 2008

Parole, parole, parole

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 15:43
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Domenica d’estate, torrida e afosa, in una città della Bassa, in cui, per qualche ragione probabilmente riconducibile alle teorie e pratiche di certi sindaci trevigiani, scarseggiano panchine e fontanelle.

È un raccontino difficile da scrivere, questo.
Dopo aver trascorso una giornata bevendo insaziabilmente parole scritte, lette, citate e recitate da illustri intellettuali, come posso riuscire a non abusare di questo strumento, le parole, per tentare di raccontare gli accadimenti? O filosofeggiare in maniera spiccia, la mia maniera, sui pensieri, i miei pensieri, così vicini eppure così lontani alle elucubrazioni letterarie di chi lo fa per professione?
Ci vorrebbe una panchina. E una fontanella.
Una panchina per fermarsi un momento all’ombra; una fontanella per rinfrescare le mani, gli occhi.
Ripensare a quel tavolo improbabile, al piatto di tortelli, al Greco di Tufo, ai Bellocchio, Berardinelli, Marchesini, a me, nei panni di accompagnatrice dilettante che annuisce e sorride.. (ma come ci riescono le troniste e le veline a farlo di continuo, per professione?).. intervenire di rado, quando il tema non enfatizza la mia inadeguatezza, quando sentir parlare di tettismo, culismo, feticismo dei piedi, seppure in perfetto italiano, registro medio-alto, quando osservare i comportamenti derivati dal seguire 22 uomini che calciano un pallone, mi riporta ad altri tavoli, ad altri, più consueti, pranzi. (sono convinta che il calcio, in questo senso, sia molto egualitario..)
Ci vorrebbe una panchina. E una fontanella.
Una panchina per fermarsi un momento all’ombra; una fontanella per rinfrescare le mani, gli occhi.
Ripensare alla giornata intrisa di libri, cultura, personaggi, congetture, teorie, progetti.. un mondo bellissimo e affascinante al quale, però, non appartengo e in cui posso affacciarmi, timidamente, di rado, ascoltando, annuendo e sorridendo..
Ci vorrebbe una panchina. E una fontanella.
Una panchina per fermarsi un momento all’ombra; una fontanella per rinfrescare le mani, gli occhi.
Perchè continuo a non capire. Se questo “mondo”, e quanto in esso contenuto, mi è definitivamente precluso (ma da chi? Da che cosa?). Se esiste una partita di calcio ideale, una situazione assoluta, un luogo globale, di fronte ai quali le distanze si annullano, le distinzioni si minimizzano, i ranghi e le professionalità non contano.. e le parole non bastano.
Forse una panchina. Forse una fontanella.
Ma a Parma non ce ne sono.

Parole, parole, parole, parole, parole soltanto parole, parole tra noi
..

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