pensierifluidi

3 settembre 2007

Settembre

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 11:52
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Alle 4:05 di sabato mattina…
 
Beh… quello che c’è da dire ora già l’ho scritto qui… ed è stato abbondantemente commentato.
Ora c’è da lasciare spazio solo agli abbracci e a qualche piuma per levare un po’ di polvere dai ricordi. Ma solo per poco, giusto qualche minuto. Figurarsi sulla retina un’immagine, lasciar risuonare nella testa una frase.. e sorridere, perchè c’è di sicuro da sorridere, guardando quel pezzo di luna sorniona che spia tra queste righe dal quadrato di cielo della finestra…
Ma c’è pure da dire che ho aggiunto alcune delle tanto sospirate foto promesse, quelle della festa di compleanno sulle colline marosticensi, quelle della paella magistralmente preparata dalla mia sorellina non più valenciana (sob!) e qualcuna della festa di addio di Mimmo..
Ed infine c’è da dire che oramai è settembre, il mese con l’uva d’oro e di rubino del sussidiario delle elemetari (e non solo..) ed è tempo di bilanci, di pianificazioni, di programmi. Vi risparmio i bilanci, che è meglio.
Per ciò che resta, in attesa del gas (che ancora è bloccato dalla valvola chiusa tra il piano terra e il primo piano per motivi di sicurezza..), qualcosa già l’avevo anticipata nel sottotitolo di questo post.. e dato che rientro nella categoria dei “chi no”, non so bene che genere di autunno mi aspetti.. sicuramente salsa, ancora formazione, forse qualche nuovo (o vecchio) incontro, delle buone letture, un po’ di musica e chissà, magari qualche piacevole sorpresa.
Tocca di voltare pagina, unire con pazienza i puntini, annerire le caselle e scoprire che cosa apparirà. Stay tuned! =D
 
Alle 12:50 di lunedì…
 
Un aggiornamento rispetto a quanto pensato sabato mattina (e pubblicato ora perché a casa la wireless non gradisce la compagnia di Linux…): è arrivato il ciclone Maria, la mia nuova coabitante. Ci sarà da divertirsi! =D
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7 agosto 2007

Agosto

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 14:54
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E tutti stanno partendo.
Giornali e TG non parlano che di traffico/incendi/temperature.. perlomeno quelli che ostentano serietà. Gli altri… lasciamo perdere.
I miei pensieri sono un po’ fermi, come la polvere sulle tapparelle chiuse, sui parabrezza delle macchine in sosta.
Non ci sono particolari stimoli, tutto sembra come inaridito, secco, come le piante sui balconi, come le sterpaglie ai margini delle strade.
Ogni cosa è rimandata a settembre. Anche il mio allacciamento del gas, dannazione. Tutti in ferie, l’amministratore del palazzo, il proprietario della chiave che serve per aprire il cancello che conduce ai contatori del gas… e la faccia indolente e seccata del tecnico troppo trentino per azzardare il gesto di scavalcarlo, quel cancello… Un altro mese a preparare il caffè col fornelletto da campeggio, a cenare con piatti freddi o con le miracolose prelibatezze surgelate da mia madre e riscladate al microonde. Uau.
La città semivuota. Gli amici lontani.
Va bene, lo ammetto. Un po’ rosico. Io non ci andrò in vacanza. Ma va detto che già ho dato sei mesi fa… e ne è valsa la pena. Sorrido ripensando alle vicende del mio ultimo viaggio, alcune narrate con dovizia di particolari tra queste pagine fittizie, altre celate altrove.
E mi preparo al riposo forzato dei prossimi giorni. Qualche buon libro, casa dei miei vuota nella devastante tranquillità della pianura a due passi dal mare. E mare sia!
Finalmente.
=D

24 luglio 2007

Del perché una settimana lavorativa è meno faticosa dei miei weekend

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 14:27
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Perché nei giorni feriali non mi alzo alle 6:50.
Perché non vado tutte le mattine all’ikea a comprare librerie.
Perché da casa mia all’ufficio i chilometri sono 7 e non 130.
Perché, di norma, se mi trovo nei pressi di Padova, per andare a casa dei miei non ripasso per Trento. Ma se c’è una libreria da lasciare a Trento allora l’itinerario necessita di una deviazione.
Perché Trento-Padova-Trento-Mira sono più di 400 Km.
 
(Ma ne valeva la pena… ho una libreria e ho visto lo spettacolo di Andrea Rivera. A Mira.)
 
Perché dopo il sabato c’è la domenica. E ci si potrebbe riposare. E invece levata di buon’ora, mi sono sparata altri 120 Km, fino a Borgo Valsugana e via, lassù sulle montagne.
 
(Ma anche stavolta ne valeva la pena… è stato bello tornare dopo un bel po’ a camminare nel bosco, riscoprire la magia del mettere il sentiero sotto le scarpe e salire, salire, nonostante la fatica, nonostante il caldo. E poi, all’improvviso, soprendersi nel vedere il bosco aprirsi in un’ampia radura e godersi lo spettacolo di una deliziosa baita, la nostra meta. E poi tutto quello che ne è seguito: la grigliatona, le olive NON ascolane, l’acqua NON brioblurocchettacquadellasalute miracolosamente trasformata in vino, il succo di lampone musicato forse per la prima volta dalle corde del Foddis e già diventato una hit, i parampampoli e le conseguenti penniche sotto il sole che non c’è… una bellissima giornata in ottima compagnia, una compagnia allegra e colorata, mai stanca di macinare chilometri, consumare scarpe, sudare magliette, distribuire sorrisi, per il semplice gusto di STARE in compagnia. Cose che accadono quando si mescolano Grande Famiglia e Italia Gangbang… le foto sono qui)
 
Perché dopo la domenica c’è la domenica sera. E invece di riposare i piedi e andare a nanna presto, sono uscita a godermi ciò che offre la ridente città che mi ospita.
 
(E, di nuovo, ne valeva la pena… ho mangiato dell’ottimo pane di Matera con l’olio, il pomodoro fresco e l’origano e ho rivisto lo spettacolo di Andrea Rivera. A Trento.)
 
Ma alla fine arriva il lunedì… e mi riposo un po’, aspettando il prossimo fine settimana.

13 luglio 2007

Certe serate

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 01:52
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Certe serate non sai mai come concluderle.
E’ per questo che si passano le mezz’ore al freddo, nei parcheggi delle pizzerie a decidere dove andare, cosa fare. E bisogna pure sbrigarsi perchè c’è il rischio reale che dopo un po’ l’ebbrezza del vino svanisca e la tristezza prenda il sopravvento. Che poi, tanto, a Trento è già tutto chiuso.
Non sono ancora riuscita a capire se le serate d’addio mi piacciono oppure no.
Nella dinamica nulla le distingue dalle altre feste… c’è da scegliere un luogo dove cenare, decidere il giorno in modo da conciliare gli impegni dei più, raccogliere le quote e pensare ad un regalo per la/il festeggiata/o, al bigliettino… Poi si va, si mangia, si beve, si brinda, si scherza, si fotografa, si filma, si ricordano gli episodi “importanti”, si parla e sparla di chi non c’è, si spizzano le scollature delle cameriere… il tutto nella più genuina goliardia che contraddistingue il gruppo.
Ma.
C’è quel momento in cui ti trovi un attimo in disparte, e vedi la scena come fosse una fotografia, un quadro… e vedi che ognuno occupa uno spazio, uno spazio fisico nel tutto e un altro sconfinato, altrove, un po’ più in fondo. Se guardi bene, poi, puoi accorgerti degli spazi (ovviamente fisici!) lasciati vuoti da chi non c’è… e sorridi, perchè sei in compagnia, stai ad una festa, anche se senti che gli equilibri si stanno per rompere nuovamente, perchè quando togli un mattoncino c’è sempre il rischio che la torre crolli. Ma continui a sorridere, perchè sei in compagnia, stai ad una festa e magari qualcuno fa una battuta e ti tira in mezzo… ma con la coda dell’occhio vedi che ora c’è un altro, in disparte, che guarda la fotografia.
E’ dura quando un amico se ne va. Lo è un po’ di più quando sono in due ad andarsene. Ma nel momento in cui è praticamente certo che se ne andranno in tre, beh… dovrebbe essere vietato concludere la serata così, col sonno che non arriva e nessun sonnifero efficace, a cercare di trasformare in parole questo strano groviglio malinconico di pensieri…

Joan Manuel Serrat, a ragione, canta:

Caminante, no hay camino, se hace camino al andar…

Viaggiatore, non ci sono sentieri, il cammino è andare…

E allora il segreto forse sta proprio nella strada… e alla fine è bello sapere per certo che se n’è fatto un pezzo importante con qualcuno. E’ bello, ogni tanto, voltarsi indietro e vedere la lunga scia lastricata di mattoni gialli… e poi rigirarsi e vedere tutti quelli che mancano da percorrere per andare (o ritornare) dove, io proprio non lo so… Ma mi piace pensare che sia un posto che si possa chiamare casa.
E strada sia. Una buona strada.

9 luglio 2007

Una giornata uggiosa

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 16:34
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Sono tempi duri.
Mancano ispirazioni ed energie per tradurre i pensieri in parole. Perciò scriverò un sintetico elenco puntato, tipo le notizie flash quando c’è lo sciopero dei giornalisti.
 
– L’estate è arrivata ma tarda a stabilizzarsi. Si mostra in tutto il suo splendore e calore per un giorno o due e poi, all’improvviso, torna a nascondersi dietro a nuvoloni grigi. Fa freddo, porcamiseria. Fa TROPPO freddo. E piove. Uffa.
 
– Sì, lo so, sono lamentosa.
 
– Ho trascorso il finesettimana nelle natie pianure, tra l’afa e le zanzare che non mi pungono, lasciando riposare tacchi e caviglie astenendomi, per una volta, dalle serate danzerecce.
 
– Venerdì sera insolito, ad una festa della birra in un paesino sperduto, allietata dall’ottima compagnia di giovani amici della mia giovane sorella. Suonava questa band. E ho realizzato che il concetto di tribute band mi fa un po’ ridere. Tutti ottimi musicisti,  niente da dire… A quanto mi si dice, poi, questi qui vanno pure forte. Buon per loro. Ma… perché, mi domando, perché una tribute band? Perché imitare in tutto e per tutto qualcun altro? Posso capire chi interpreta e reinterpreta, chi fa cover, chi suona e canta roba altrui, massacrandola o realizzandola meglio dell’originale. Anzi, trovo tutto ciò pure apprezzabile. Ma che senso ha mascherarsi, muoversi, atteggiarsi, parlare, cantare esattamente come un altro? Sapendo che, in genere, ci si sta paragonando a semidei del palcoscenico… Ditemelo voi, perché proprio non lo so.
 
– Ho fatto un viaggio nel passato, a quando vivevo ancora da quelle parti, a quando avevo più o meno l’età di mia sorella e dei suoi amici, a quando, astemia e morigerata, andavo alle feste della birra coi miei di allora amici. Ma solo per sentire le tribute band.
 
– No comment.
 
– Sì, lo so, sono anche patetica.
 
– Ho voglia di vedere un bel film, ma il mio cinema di Trento preferito, oltre a non avere un sito web è chiuso per ferie.
 
– Ma stasera mangerò delle ottime mozzarelle di bufala giunte fresche fresche da Battipaglia.
 
– E in più venerdì pomeriggio uscirò presto dal lavoro per recarmi qui, piantare la tenda, attendere questo evento ed assistere allo spettacolo di questo artista eccezionale.
 
– In tenda ci sono ancora due posti liberi.

17 giugno 2007

Fausta Bis è scomparsa

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 20:59
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Data, ora e luogo del fatto:
Tra il giorno 16/06/2007 ed il giorno 17/06/2007 a Trento in via Benevoli

Oggetti rubati
:
Bicicletta da donna mod. City Bike, marca FRERA di colore grigio metallizzato, di proprietà dello stesso denunciante.

Dinamica Fatto
:
Posteggio solitamente la mia bicicletta sotto casa. Nella fattispecie ieri mattina alle ore 7:30 circa, la stessa si trovava ancora sul posto legata con un lucchetto. Questa sera invece alle ore 20:45 circa, constatavo con rammarico la sua mancanza. Trattasi di velocipede da donna mod. city-bike marca Frera, di colore grigio metallizzato. La stessa montava un gruppo di fanaleria e campanello regolamentari più un cambio di velocità a sei rapporti, un cestino metallico di colore nero anteriorimente ed un portapacchi posteriormente. Aveva delle scritte nere, riportanti la marca e diversi adesivi analoghi. Riportava inoltre la sillaba F incisa sul manubrio. Il velocipede dell’età di quattro anni si trovava in ottimo stato d’uso. Non ho sospetti su alcuno e non sono coperta da assicurazione contro il furto.
Per le ipotesi di reato per cui non si procede d’ufficio chiedo che il responsabile dei fatti sopra indicati sia perseguito a termini di legge ed assoggettato a congrua pena.

PS: a parte la tragicità del fatto, i testi delle denunce sono spassosissimi… la sillaba F… hihihi
PPS: non ho constatato
con rammarico, mi sono proprio incazzata! E poi, che sono tutti questi verbi all’imperfetto?!? Che, il mio velocipede dell’età di quattro anni, ora non ce l’ha più il gruppo di fanaleria e campanello regolamentari?? E il cestino metallico?!?! Uuuuuhhh!

1 giugno 2007

I libri non sono tutto…

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 10:53
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Ieri ho fatto una passeggiata nel cortile della mia ex mansarda.
In questi giorni, per il festival dell’Economia, Piazza Duomo è un’enorme libreria brulicante di gente e menti illustri. Nel tardo pomeriggio c’era Stefano Rodotà e Silvia, da brava giurista, cercava di stargli più vicino possibile per “assorbire un po’ di sapere”… ah, se bastasse l’osmosi!
Io, invece, ho rosicato da impazzire. C’erano tantissimi libri. Troppi. Parecchi avrebbero un posto in prima fila nella mia libreria, se avessi una libreria (…sig!) Molti sono nella pila in attesa di lettura (che assomiglia sempre di più alle liste d’attesa dei codici bianchi al pronto soccorso). Una buona parte, mio malgrado, non riuscirò mai a leggerli.
Mi rammarico quando penso all’avidità di lettura, alla bramosia di parole stampate, alla consistenza della carta, al fruscio delle pagine, alla danza dello sguardo che scorre tra le righe, alla necessità di una messa a fuoco, di capire, al tentativo di un riconoscimento attraverso le parole.
Voglio leggere! Voglio avere più tempo per leggere!
E invece l’ultima azione della giornata si risolve sempre più spesso nello scorrere il quotidiano, la prima pagina, poi l’ultima e poi via via tutte le altre, alla rovescia… una lettura rapida a titoli, sottotitoli e catenacci, un po’ più attenzione ai reportage, all’elzeviro, alla pagina 3… ma la madrugada incombe, lo sbadiglio si fa frequente e la palpebra calante. Chiudo il quotidiano e nello spegnere la luce scivola uno sguardo colpevole sul comodino dove lascio i libri, nuovamente disonorati, per consegnarmi alle fascinose braccia di Oniro.

23 maggio 2007

Cose che succedono a… Trento

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 16:26
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Che il mondo sia piccolo è locuzione comune ma anche teoria matematica.
Perciò hanno ragione sia mia nonna quando tanti anni mi fa mi diceva che le bugie hanno le gambe corte, sia quei due matematici folli di Duncan Watts e Steve Strogatz quando, appunto, sostengono che nella rete sociale, solo sei gradi separano ogni individuo da un altro qualsiasi su un qualsiasi altro posto della terra.
Detto questo, è realtà che a Trento non ci si può nascondere.
Non puoi fingerti malato per evitare quella cena noiosa col gruppo della palestra. O meglio, puoi farlo, ma devi veramente barricarti in casa perché casomai ti venisse in mente di fare due passi in centro hai la sicurezza matematica (l’hanno detto Watts e Strogatz, eh!) di imbatterti se non nell’intero gruppo, perlomeno nella sorella di uno della palestra, che hai conosciuta alla festa del compleanno di una tua collega che ora sta passeggiando con lei e che, guarda caso, è l’ex fidanzata di lui (quello della palestra)… sei spacciato. La sorella o l’ex fidanzata farà involontariamente ma inevitabilmente la spia. E tutti in palestra sapranno che ti sei finto malato pur di saltare la noiosissima cena.
A Trento non puoi nemmeno pensare di tenere nascosto un flirt.
Soprattutto quando comincia la bella stagione.
Esci a bere qualcosa con la tua bella. Giusto per fare due chiacchiere. Per conoscervi meglio. Scegliete un grazioso bar del centro. Vi accomodate sui tavolini all’esterno e… inizia la processione dei conoscenti che passando giusto per di là notano l’improbabile coppia che sorseggia un aperitivo o si gusta un gelato.
Disagio e panico da parte vostra si manifestano in sguardi bassi e saluti a denti stretti, mentre gli amici infami sberrettano ammiccanti e gongolanti.
E se il curioso compare è una vera lavandaia, coglierà sicuramente la palla al balzo e si fermerà al vostro tavolo, invocando le dovute presentazioni e celebrando le definitive esequie della privacy.
Ma Trento, luogo comune, riserva alle volte piacevoli sorprese: la scorsa settimana ho casualmente incontrato in Piazza Duomo una compaesana, vecchia amica e compagna delle medie che non vedevo e sentivo da anni. Ecchissenefrega, penserete… vabè, è solo per dire che vivere in una piccola città dove chicchesia incontra chiunque ha anche dei lati positivi. =)
Ah, un’ultima cosa, della serie “il mondo è piccolo, Trento di più, ma pure Internet non scherza”.
L’altro giorno stavo girovagando tra i blog di splinder e attirata da un post riguardante gli strani fenomeni meteorologici di martedì scorso a Trento mi sono imbattuta nel blog di un tizio che da ANNI incrocio lungo la ciclabile la mattina andando al lavoro e la sera tornando a casa… coincidenza o serendipità?

9 maggio 2007

Io sono fortunata…

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 10:44
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Quando viene il tempo brutto
nella mia casa sto all’asciutto:
l’architetto ha fatto il progetto,
il muratore ci ha messo il tetto,
l’ha dipinta l’imbianchino,
un po’ di rosa un po’ di turchino,
i vetri li ha messi il mastro vetraio,
la serratura il fabbro ferraio…
Tutti per me hanno lavorato:
con tanti amici, son fortunato!
(G. Rodari)
 
… siete invitati ad un aperitivo per l’inaugurazione ufficiale dell’appartamento, martedì prossimo (15 maggio) dalle 18:30 in poi.
Vi aspetto!

27 marzo 2007

Casa dolce casa

Filed under: pensierifluidi — franpiedifreddi @ 13:51
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Non voglio chiudere i quattro angoli della mia casa né serrare le tende alle finestre. Vorrei che lo spirito di tutte le culture soffi nella mia cosa con tutta la libertà possibile.
La mia religione mi proibisce di fare della mia casa una prigione.
(Gandhi)


Tra qualche ora sarò proprietaria di un immobile ad uso abitativo… pagherò l’ICI. Metto su casa, anche se non è andata decisamente come sognavo.
Spero di riuscire, prima o poi, oltre a chiamarla “casa”, a viverla, a sentirla tale…
Cos’è casa? Dov’è casa?
Tipiche pippe mentali da “esule”… casa è il luogo degli affetti, delle origini, delle radici.. il mio pueblo, il mio barrio.. ma non tornerei a viverci. Casa è qui, dove ho avuto e ho altri affetti, diversi ma non meno importanti.. eppure ci sto stretta, queste montagne castigano. Casa è stato l’hogar a Posadas, dove sono stata accolta a braccia aperte e dove ho imparato cos’è l’accoglienza. Casa è un luogo che non ho ancora vissuto, che non so dove sta, ma di cui percepisco il richiamo…
E allora forse ha ragione Ernesto Sabato quando dice cos’è casa…
Non sono le pareti, né il tetto, né il pavimento ciò che costituiscono la casa, ma le persone che la vivono, con le loro conversazioni, le loro risate, con i loro amori e i rancori; ciò che colma la casa di qualcosa di immateriale ma profondo, come è il sorriso su di un volto.


Amici, aiutatemi a far sì che l’immobile ad uso abitativo del quale figuro proprietaria diventi una vera casa… =)

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