pensierifluidi

3 maggio 2007

30 anni di marcia per le Madri di Plaza de Mayo

madresL’anno scorso ho camminato in circolo con loro in un freddo e grigio giovedì pomeriggio d’agosto. E di nuovo qualche settimane fa, il 1° marzo. Poi sono stata a visitare la loro “casa”, l’ufficio situato a Piedras 153, 1°A. Visto da fuori appare come un bell’edificio, alle finestre troneggiano l’insegna della Linea Fundadora e uno striscione che invita alla riapparizione “con vida” di Jorge Lopez (“scomparso” nel settembre 2006 molto probabilmente perché testimone chiave del processo sul terrorismo di stato in Argentina, proprio come Luís Gerez, sequestrato a dicembre 2006 e rilasciato dopo qualche giorno non senza essere stato nuovamente torturato, dopo trent’anni…). Varcando il portone ci si trova dinanzi ad un lungo corridoio vuoto e semibuio… un brivido ha attraversato la mia schiena e accompagnato l’eco rimbombante dei passi mentre lo percorrevo. Pensavo ad altri corridoi resi oscuri e interminabili dalle bende sugli occhi e dal terrore della tortura, da grida brutali e silenzi insostenibili.. In fondo al corridoio le scale, 4 rampe per raggiungere il 1° piano e di nuovo il lungo corridoio, fino in fondo. Sono stata accolta da un sorriso cordiale ma stupito… non sono attese visite il lunedì mattina, è il giorno di riunione della Linea Fundadora. Ma non mi è negata la visita all’ufficio e nemmeno qualche chiacchiera.
Maria Dolores, una delle iniziatrici della Linea Fundadora delle Madri di Plaza de Mayo mi accompagna a vedere fotografie, manifesti, quadri e sculture che parlano dei trent’anni di lotta di queste donne. Già, perché sono passati 30 anni esatti.
madres2
Era il 30 aprile 1977 quando per la prima volta 14 donne "ingenue, vecchie e molto addolorate", chiamate da Azucena Villaflor, si incontrarono nella Plaza de Mayo a chiedere ragione della sparizione dei loro figli; la polizia, definendole "locas" (pazze), tentò di allontanarle. “…Circolare, circolare”, dicevano le guardie, non sapendo che stavano dando l’impulso ad una danza senza fine, un circolo d’amore oltre la morte, di un gruppo di donne unite dal loro fazzoletto bianco con su scritto il nome dei figli, che esigevano VERITÀ e GIUSTIZIA per salvare l’identità dei loro cari.
Quel primo giorno, mi racconta Maria, non avvenne una semplice manifestazione attorno alla Piramide, monumento emblematico della libertà della Nazione, di fronte alla Casa del Governo, alla Catedral Metropolitana e al Cabildo. Quel giorno condivisero il loro dolore e decisero di incontrarsi nuovamente la settimana seguente e quella successiva ancora. Dalle 14 madri dell’inizio, ad ogni incontro il numero di partecipanti si duplicava. Maria mi racconta di come la ronda iniziò, qualche settimana dopo, quando la polizia cercò di disperderle dicendo che lo stato d’assedio non permetteva riunioni di più di due persone. Posso immaginare quel gruppo di donne prendersi sottobraccio e cominciare a camminare a due a due…
I loro figli furono detenuti e fatti sparire, “annullati” perché sognavano una patria più libera e giusta, perché erano impegnati nella realtà sociale, per la loro vocazione trasformatrice. A tutt’oggi le Madri rivendicano quel sogno, atrocemente interrotto. Non chiedono la lista dei morti, vogliono i nomi degli assassini. Non interessa semplicemente che i desaparecidos siano ricordati e loro stimate. Vogliono che i loro figli siano imitati nella loro ragione di vita: la lotta, gli ideali per cui in 30.000 sono stati sacrificati. Da madri di rivoluzionari sono diventate madri rivoluzionarie.
Foto0005Azucena restò con loro solo 250 giorni, poi, il 10 dicembre fu sequestrata e “scomparve”. Ester Ballestrini de Careaga e Maria Ponce de Bianco scomparvero due giorni prima di Azucena: sono le prime Madri Martiri.
Maria mi parla di loro mostrandomi i ritratti, sfogliando gli album da lei stessa rilegati con tutte le foto dei detenuti desaparecidos… ragazzi giovani, sorridenti, allegri… mi mostra l’immagine di suo figlio.. era poco più giovane di me quando fu preso, insieme alla fidanzata.
E inizia a raccontarmi un’altra agghiacciante verità: al pari dei beni patrimoniali, facevano parte del bottino di guerra anche i figli dei desaparecidos. Le detenute incinte venivano mantenute in vita fino alla nascita dei bimbi, tutto nel segno di un sinistro meccanismo di appropriazione, attraverso il quale i figli sequestrati dei desaparecidos furono obbligati a vivere con una falsa identità perdendo le proprie origini. Molti di loro continuano a vivere questo inganno: è possibile trovarli e devono essere cercati. È questo il compito portato avanti dalle Nonne di Plaza de Mayo.
Ma non solo.
Maria mi racconta ciò che avvenne nel ’78, durante il Campionato Mondiale di Calcio a Buenos Aires. Così come accadde alle Olimpiadi del ’36 nella Germania di Hitler, il Mondiale venne utilizzato per occultare i sequestri, le torture, i rapimenti di neonati e i delitti, che avvenivano nei più di 300 campi di detenzione e sterminio. Allora, la stampa internazionale convocata per l’evento, filmò con le telecamere le manifestazioni disperate delle Madri. Quelle immagini attraversarono mari e frontiere, rompendo il cerchio dell’occultamento imposto dalla Giunta dei Comandanti, che si perpetrava nella totale impunità grazie alla complicità di importanti settori della dirigenza imprenditoriale, politica ed ecclesiastica, dei mezzi di comunicazione e dei giudici della Nazione.
La Giunta Militare, caduta dopo la disfatta della guerra delle Isole Malvine (nel 1982), venne giudicata durante il governo costituzionale di Raul Alfonsín, suscitando nuove aspettative di VERITÀ e GIUSTIZIA, infrante poco tempo dopo dalle leggi di “Punto Final”, “Obbedienza Dovuta” e dal Decreto di Indulto, firmato dal Presidente Menem. Un continuo tira e molla concluso, si spera, con l’annullamento per incostituzionalità di queste leggi avvenuto nel 2005, sotto il governo Kirchner, da parte della Corte Costituzionale e dopo che le magistrature di molti paesi europei (di recente anche l’Italia) si sono interessate direttamente dei propri concittadini, condannando in contumacia i criminali.
Per questo la loro lotta per la denuncia e la diffusione di ciò che fu il Terrorismo di Stato continua tutt’oggi, rafforzata dalle collaborazioni con numerose molte organizzazioni internazionali a Difesa dei Diritti Umani.
Ripongono le loro speranze nelle nuove generazioni, che succedono a quelle dei loro figli scomparsi, in quella dei figli dei loro figli, in quella dei fratelli, in quella dei militanti sopravvissuti agli anni ’70 e in quella di tutti i giovani che hanno preso coscienza della situazione vissuta dal popolo argentino e che vogliono assumersi l’impegno di una partecipazione attiva e solidale nei confronti degli altri.
A loro è stato affidato il compito di essere MEMORIA, perché nel loro paese non ci sia MAI PIù repressione, perché tutti i figli possano crescere e maturare in libertà e GIUSTIZIA.
A tutti noi quello di comprendere e imparare questa lezione di coerenza, senza limitarci alla “commozione” di fronte alle loro vicende e al riduttivo stereotipo della madre che si batte per i propri figli. No. Non ci chiedono una pacca sulla spalla, ci chiedono un abbraccio sincero e la volontà di camminare nella loro direzione, non solo il giovedì pomeriggio, attorno alla Piramide. Così sì, un altro mondo è possibile.
Annunci

1 commento »

  1. Sempre interessanti i tuoi Blog.
    Sei grande.
    Hasta la victoria siempre!
    Claudio

    Commento di utente anonimo — 5 maggio 2007 @ 10:57 | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: