pensierifluidi

7 marzo 2007

Soledad

Filed under: 2007 - Argentina,pensierifluidi — franpiedifreddi @ 11:23
Tags: , ,

Contemplavo con lo sguardo di un piccolo dio impotente l’agglomerato torbido e gigantesco, tenero e brutale, orribile e amabile, che come un terribile leviatano si ritagliava contro i nuvoloni a ovest.
Il sole calava e ad ogni secondo cambiava il colore delle nubi a ponente. Grandi strappi grigioviola si staccavano da un fondo di nuvole più lontane: grigie, lilla, violetto. Mi emozionai davanti a quel rosa, come se fossi ad una esposizione di quadri. Ma il rosa se ne andò correndo a poco a poco, incupendosi. Fino a che iniziò a spegnersi e, passando per il violaceo arrivò al grigio e finalmente al nero, ad annunciare la morte, che è sempre solenne e sempre alla fine conferisce dignità.
E il sole sparì.
Ed un giorno in più terminò a Buenos Aires: qualcosa di irrecuperabile per sempre, qualcosa che inesorabilmente avvicina di un passo lei alla propria morte. Così rapido, in fondo, così rapido! Una volta gli anni passavano lentamente e tutto sembrava possibile, in un tempo che le si estendeva davanti come un cammino aperto ed infinito, fino all’orizzonte. Ma ora gli anni corrono con rapidità crescente, verso l’incertezza, e ogni istante si soprende pensando “Sono passati 20 anni da quando lo vidi per l’ultima volta”, o qualche altra cosa tanto banale quanto tragica come questa; e pensando immediatamente, come davanti ad un abisso, che resta poco, miserabilmente poco, di quella marcia verso il nulla. E allora perchè?
E quando arrivava a questo punto, quando sembrava che nulla avesse senso, si imbatteva per caso in uno di quei cagnolini randagi, affamati e bisognosi di affetto, col loro breve destino (piccolo come il corpo e il loro piccolo cuore che resisteva valorosamente fino alla fine, difendendo quella vita piccola e umiliata sostenuti da una forza esigua), e allora, raccogliendolo, portandolo in un giaciglio improvvisato dove almeno non sentisse freddo, dandogli qualcosa da mangiare, avvicinandosi all’esistenza di quel povero animale, qualcosa di più enigmatico ma più potente della filosofia sembrava tornasse a dare un senso alla sua esistenza. Come due abbandonati alla solitudine che si avvicinano, uniti per scambiarsi un po’ di calore.

 
[Testo originale di Ernesto Sabato (da “La Resistencia”), liberamente e barbaramente tradotto da me.]

Annunci

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: